La giornata del Premio di Laurea Socialis, un breve racconto

Alessandro De Chirico Premio di Laurea Socialis Roma 2 Dicembre 2016

Il 2 dicembre è stata una giornata intensissima e che difficilmente potrò scordare.

Non capitavo a Roma da almeno cinque anni. Godere del panorama dalla terrazza dell’associazione Civita che affaccia su Piazza Venezia in primo mattino è stato il primo regalo.

 

Piazza Venezia Roma

 

All’evento, oltre ad Errepi Comunicazione, all’Osservatorio Socialis e al suo presidente fondatore Roberto Orsi, ho avuto piacere di conoscere diverse aziende che operano o sostengono strategie di Corporate Social Responsibility. Baxter, FS italiante, Prioritalia, Sanofi Pasteur MSD, Union Camere e l’associazione italiana Direttori del personale.

Locandina evento Premio Socialis 2016

Nel mio intervento, non senza tremolii di voce, ho cercato di raccontare i contenuti della mia tesi, gli impatti della tecnologia sull’ambiente, di e-commerce sostenibile e della mia iniziativa contro l’abbandono dei rifiuti #ioloraccolgo.

 

Ed ecco il tanto desiderato premio, ecco la mia felicità:

Ah, quasi dimenticavo! La pasta all’Amatriciana delle 16:

Pasta all'Amatriciana

Il Premio Socialis per la mia tesi magistrale

Premio Socialis

La mia tesi magistrale “Green computing e e-commerce sostenibile: idee per una tecnologia a ridotto impatto ambientale” si è aggiudicata il Premio Socialis (XIV edizione).

Il Premio Socialis, organizzato da Errepi Comunicazione, ha lo scopo di promuovere la cultura della responsabilità sociale di impresa e della sostenibilità ambientale ed è tra i più importanti premi sul tema ambientale.

La cerimonia si terrà il 2 dicembre a Roma dove ritirerò personalmente il premio.

Questo premio è per me molto importante: è il coronamento di tanti sogni e di tanti sacrifici, non solo legati a questa tesi.

Non sono mai stato premiato per un mio lavoro di ricerca e studio, è un’esperienza del tutto nuova per me e anche un po’ inaspettata ma che mi riempie il cuore di gioia.

Spero che questa possa essere un’occasione per portare alla luce il tema del green computing e dell’e-commerce sostenibile in Italia.

Grazie a chi ha creduto in me e in questo lavoro.

 

E lo studio continua…!

Ho resistito ben 12 ore senza una nuova matricola universitaria sulle spalle. Volevo proseguire i miei studi ma purtroppo, a causa del mio attuale lavoro a Milano, non potevo seguire nulla in presenza.

Ho cambiato ormai un buon numero di lavori e quel che ho notato è che il tipo di studi seguiti plasma moltissimo le persone e il loro modo di affrontare/approcciarsi al lavoro.

La fortuna di aver seguito un corso di laurea magistrale in interfacoltà mi permette addirittura di indovinare, in pochissime battute, il percorso di studi che la persona con cui sto interloquendo ha seguito.

La scelta di proseguire con un master di secondo livello in “Ambienti di apprendimento con tecnologie digitali” dell’Università Niccolò Cusano è dovuta alla mia volontà di portare questi temi più vicini a quelli interazione uomo-macchina e dell’usabilità.

La scelta è stata difficile, tantissimi master di primo livello trattavano temi che avrei voluto approfondire volentieri, anche da diversi anni, alcuni sul tema green… ma ho pensato che proseguire “con il grado di studi immediatamente successivo” alla laurea magistrale fosse per adesso la scelta più giusta.

E quindi facciamo spazio ad altri libri e… STUDY HARD!

Ah! quasi dimenticavo, il master è telematico. Vogliamo dare un senso ai miei viaggi quotidiani nella linea ferroviaria Pavia-Milano?

Firmato: un affamato di titoli e un aspirante accademico

Piccola storia di un traguardo raggiunto

Laurea Magistrale Alessandro De Chirico

Cinque anni sono passati dal mio primo giorno in università e dal mio trasferimento a Pavia. Sono stati anni difficili ma pieni di grandi soddisfazioni.

Il 26 ottobre 2016 ho discusso la mia tesi magistrale dal titolo “Green computing e e-commerce sostenibile. Idee per una tecnologia a ridotto impatto ambientale” e sono stato proclamato dottore in “Comunicazione Professionale e Multimedialità”.

Sono fiero del mio traguardo e già nostalgico. Sono cresciuto tra i cortili dell’Ateneo pavese ed è qui che sono diventato uomo… allontanarsi con una corona d’alloro in capo lascia una profonda malinconia.

Non mi negherò la possibilità di tornarci in futuro… perché no, anche nuovamente nelle vesti di studente!

L’uomo non merita la Terra, me incluso

L’uomo non merita la bellezza del pianeta, nessuno escluso. Di questo me ne convinco ogni giorno.

Il mio voto al referendum di ieri è stata una scelta meditata, difficilissima e combattuta tra questioni sociali, questioni etico-politiche e questioni ambientali.

Per quanto quel “Sì” non avrebbe eliminato tantissimi problemi (né le trivelle, né l’uso del petrolio/gas), vi era una grande carica simbolica e quando ho tracciato quella X ho comunque creduto di tracciare un segno profondo.

Purtroppo molti italiani sono bravi a lamentarsi del degrado della politica, della distanza dal popolo di questa, dei bei tempi andati ma poi, nei fatti, quando gli viene data una possibilità concreta di dire la sua, preferisce godersi la sua domenica in un centro commerciale.

Perché ho votato

Premessa: è un dovere di cittadino.

Le ragioni del no e le ragioni del sì si scontravano fra di loro, ho scelto analizzando la cosa “da più lontano”. Ho votato “Sì” perché il cambiamento climatico esiste, lo vedo, lo sento ed è vicino quanto è vicino l’esaurirsi dell’oro nero. Ogni giorno quando assumo un comportamento che prevede l’uso di “energia” mi si catapulta nella mente questo grafico:

grafico gas serra

Il grafico, tratto da “Il clima che cambia” di Carraro e Mazzai,  si commenta da solo e rappresenta le concentrazioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto nel corso degli ultimi 2000 anni. Tutto normale, non è vero?

La concentrazione di C02 in atmosfera è aumentata del 40% negli ultimi 100 anni causando un aumento della temperatura media globale della superficie terrestre di 0,8 °C dagli inizi del ‘900. Con questo ritmo l’aumento della temperatura raggiungerebbe i 3,7-4,8 °C alla fine del nostro secolo rispetto alla media 1850-1900.

Inoltre, dato pazzesco, è che la concentrazione di gas serra in atmosfera ha superato le 400 parti per milione. In 800 mila anni (ere glaciali incluse) non aveva mai superato le 300 parti per milione. Perché dire no ad una manciata di trivelle?!?

Proseguiamo…

Nella tabella seguente, tratta da “L’era dello sviluppo sostenibile” di Sachs, è possibile osservare alcune caratteristiche dei gas serra principali come la sopravvivenza in atmosfera delle molecole e il forzante radiativo. La CO2, per esempio, rimane a lungo nell’atmosfera, tra i 59 e i 200 anni e neppure le piogge sono in grado di diminuirla o riportarla sulla superficie terrestre. Il forzante radiativo dei GHG ovvero la capacità di intrappolare calore viene misurato in unità CO2 equivalenti. Per esempio ogni molecola di N2O viene conteggiata come l’equivalete di 296 molecole di CO2.

Questo, sommato ai dati precedenti, vuol dire che anche se interrompessimo oggi stesso le emissioni gas serra i primi effetti positivi si avrebbero tra almeno un secolo.

Alcuni luminari del “No” dicono che in Italia non estraiamo petrolio ma gas naturale…

Mi chiedo: ma che differenza c’è? il gas naturale una volta bruciato è un arbre magique? Sempre gas serra rilascia…

Cito Al Gore, dal suo film-documentario “Una scomoda verità”

Al Gore Bilancia oro o pianeta?

Qui abbiamo una bilancia che pesa due cose diverse, da una parte abbiamo dei lingotti d’oro. Non sono fantastici? Cosa darei per uno di quei lingotti d’oro! Sull’altro piatto della bilancia c’è l’intero pianeta…

Secondo i dati dell’Intergovernamental panel on climate change (IPCC) attualmente l’energia prodotta da fonti rinnovabili si attesta al 12,9%. E’ dato interessante sì, ma non credete che può essere fatto ancora molto?

composizione fonti di energia mondiale

A poche ore dalla chiusura del referendum

Poi, a poche ore dalla chiusura del referendum (erano le 19.30), il titolone del Secolo XIX “Si rompe un tubo, sversamento di petrolio nel Polcevera” e poi, stamattina, “La massa di greggio arriva in mare la Procura sequestra impianto Iplom“.

E allora ti chiedi… sotto le case di quanti italiani deve succedere (e speriamo non accada mai) prima che il tema delle energie e dei cambiamenti climatici sia davvero sentito?

La rotta non è quella giusta cari amici e lo sappiamo da troppo tempo per permetterci il divano la domenica del referendum, che sia per il “Sì” abrogativo o per il “No”. Un referendum non risolve i problemi, ne sono cosciente ma chi è mancato alle urne, secondo il mio umile parere, è mancato di umanità, è stato egoista e, soprattutto se appartiene a quella categoria di italiano dal lamento facile, forse, non meriterebbe la nostra tanto sudata democrazia.

Come riconoscere una bufala sul web… o, almeno, come farsi due domande!

strillone notizia bufala

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

(Costituzione Italiana, Articolo 21)

La libertà di manifestazione del pensiero è un diritto su cui la giurisprudenza non smette mai di esprimersi e filosofeggiare. La libertà di manifestazione del pensiero è quella libertà che sta permettendo a me, cittadino italiano qualsiasi, di pubblicare questo post e a te di leggerlo (oltre a permetterti altre moltissime cose).

Io però opero in buona fede, quel che scrivo è frutto del mio lavoro e lo diffondo per mio unico piacere, senza scopi di lucro… ma che cosa accadrebbe se non fosse così? Cercherò di spiegarvelo in questo articolo.

Sinceramente, quel che vedo quotidianamente nel web, da laureando in “Informazione e sistemi editoriali” e da laureato in “Scienze della comunicazione”, mi provoca un prurito, una delusione e una rabbia indescrivibile! Sono largamente a favore della digitalizzazione dell’informazione ma l’impressione (ormai consolidata) è che troppi utenti del web non sanno riconoscere la verità dal falso, la notizia attendibile dalla cosiddetta “bufala”, la testata giornalistica seria dal sito di un furfante.

Proviamo a erigere una piccola lista di consigli e considerazioni per evitare di cadere nel tranello!

Errare è umano, ma rubare?

Non in tutti gli stati europei esiste l’Albo dei giornalisti. In Italia esiste e nessuno può definirsi giornalista se non è iscritto in tale albo. Un limite? Forse sì, alcuni considerano i giornalisti come persone politicamente schierate, che fanno gli interessi altrui ma, a parere mio, non bisogna dimenticare che chi dispone del titolo di giornalista, e solo per lui, esiste un codice di autodisciplina severissimo (oltre a delle leggi ad hoc!). Un giornalista barzellettiere, diversamente da quanto accade a un comune cittadino, può essere radiato dall’albo in un istante e giocarsi tutta la carriera.

Tuttavia un comune cittadino può liberamente esprimersi in un sito web che ha tutto l’aspetto di una testata di informazione online e nessuno può vietargli di farlo purché non si dia il titolo di giornalista, sta esercitando una sua libertà di manifestazione del pensiero.

Esistono realtà di siti web con forme di citizen journalism (ovvero giornalismo “dal basso”), creati da persone comuni, che hanno ben poco da invidiare a grandi testate giornalistiche registrate…ma esistono anche i ciarlatani che vendono notizie false proprio come Totò vendeva la fontana di Trevi.

 

 

I ciarlatani fanno spesso leva su opinioni diffuse, scrivono un “articolo” di qualità assai scadente, con informazioni non veritiere e guadagnano ogni vostro singolo click… propri così, non lo sapevate? Ogni volta che voi aprite un loro link loro incassano qualche soldino. Io stesso potrei aggiungere tanti bei banner pubblicitari ai miei articoli, scrivere qualsiasi cosa e per ogni visualizzazione guadagnare qualcosa… Ecco perché esistono le bufale. Ma vediamo come possiamo districarci nella giungla.

 

1. Testate giornalistiche mica per caso!

La carta stampata non è ancora una mitologia! Se una notizia apparentemente importante non è finita sulla carta inchiostrata, prima di pensare alla censura, io penserei a una bufala.

Fidiamoci di ANSA, La Repubblica, il Corriere della Sera e via dicendo, sono organi/testate nazionali non per caso, indipendentemente dal colore politico!

Quindi ecco il primo consiglio: Proprio in merito a quanto vi accennavo prima (sui doveri dei giornalisti e delle testate registrate) il più delle volte basta scorrere infondo a un sito web per scoprire una dicitura tipo questa:

Testata registrata al Tribunale di Roma il 1/1/1999 al n. 10

oppure il riferimento a un editore, a un responsabile, a un direttore, a una redazione.

In assenza di questo, il sito web che state guardando potrebbe non essere un “vero” giornale e, per questo, potrebbe non essere completamente affidabile.

 

2. Pubblicità, pubblicità ovunque e di dubbio interesse

Addominali scolpiti, sesso facile, diete miracolose, vista ai ciechi, malattie misteriose, cellulari gratis e pubblicità ovunque. Siete capitati proprio in un sito web che non mi convince, potreste già passare al consiglio 3!

pubblicità discutibili
Esempi di pubblicità dai titoli ambigui

3. I ciarlatani sono tanti ma il web è grande e Google News pure

Su Google News, una sezione di Google che raccoglie diversi siti web di notizie, potete cercare le informazioni su cui siete in dubbio e magari trovare una fonte più affidabile… o addirittura una news che dichiara proprio l’esistenza di una nuova bufala!

4. “Il Giomale” è diverso da “Il Giornale”: bufale già dal link

I produttori di bufale non sono mica stupidi! Spesso non acquistano neppure uno spazio web per pubblicare le loro news, ma sfruttano servizi di hosting gratuiti. Per esempio:

www.nomedelsito.it

è ben diverso da:

www.nomedelsito.altervista.org

Altervista è un sito bellissimo e utilissimo per chi vuole sperimentare un po’ con i codici di programmazione e mette a disposizione spazio web gratuito (e pubblico) per chiunque lo voglia utilizzare…in cambio (salvo che uno non desideri attivare dei servizi aggiuntivi) chiede di poter far comparire quel “altervista.org” nel link, nella barra degli indirizzi.

A scanso di equivoci, Altervista non vuol dire necessariamente bufala… Altervista, come tanti altri servizi di hosting gratuito, vuol dire che chi si cela dietro la pagina web non ha voluto spendere un centesimo per mettere online il suo sito web… e per un sito web “serio”… solitamente qualche euro ce lo si investe, non credete?

Qualcuno invece investe davvero e compra anche il dominio senza passare attraverso servizi di hosting gratuito e allora ecco che gioca sul nome della finta testata… così “La Repubblica” diventa “La Rebubblica”, “Il Messaggero” diventa “Il Messaggero24” o “Il Mesaggero”, “Il Giornale” diventa “Il Giomale” e via dicendo, sperando che per fretta o disattenzione l’utente resti ignaro della questione.

 

I social network: la miccia di questa tragedia

Bufala

“Metti mi piace e condividi”, “Condividi se sei incazzato”, titoli incompleti, assenza totale delle fonti, pagine false. Indipendentemente dai contenuti dell’immagine che ho qui inserito (è la prima che ho trovato!) abbiamo tutti i presupposti per pensare che quel dato (dei 4 miliardi) sia inventato. Vediamo qualche perché:

  • Ansa, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata (e non “Anza”!), non condividerebbe mai una foto con la parola “incazzato” né la parola “Vergogna” in un rosso fiammante, né lo farebbe una qualsiasi testata giornalistica che si rispetti;
  • Ansa non va a caccia di mi piace o condivisioni, non ha alcun bisogno di “chiedere” che la notizia venga diffusa, non parlerà di notizie di cui i media non parlano, non stimolerà l’odio generalizzato,  non vi dirà che la notizia va condivisa prima che venga censurata (tra l’altro non si capisce bene chi!)… gli basta pubblicare l’informazione che in pochi istanti riceverà già una marea di mi piace, commenti e visualizzazioni… senza il vostro “aiuto”!

In questo singolo caso, a titolo esemplificativo,  mi è bastato un lampo: Su Google, ho cercato “Costi migranti” ed ecco una rassegna di “La Repubblica” dove si dice “Nel 2014 per l’accoglienza l’Italia ha speso 628 milioni di euro. Nel 2015 se ne prevedono 800.“… ben diverso da 4 miliardi di euro! Quindi una bufala bella e buona servita per un vostro “Mi piace”!

In conclusione: Non accontentatevi mai del fatto che la “notizia” sia già stata condivisa da qualcuno di cui vi fidate, non basta! State attenti ve ne prego, informatevi solo da fonti autorevoli e, se detestate la carta stampata, ricordatevi delle testate nazionali online!

 

Fatemi sognare quell’abbraccio perfetto

bambino che corre con aquilone

Fatemi sognare almeno una notte quell’abbraccio perfetto, fatemi sognare quel respiro sul petto e quel contare per qualcuno o qualcosa.
Fatemi imprimere su carta fotografica il sorriso giusto dell’istante perfetto che vorrei fermare in eterno. Datemi un viso tenero per cui lottare, una carezza su cui rasserenarmi, un piatto a lume di candela con cui saziare non solo lo stomaco. Ridatemi la tenerezza dei miei primi anni di vita quando correvo come un pazzo per far volare un aquilone sfiorando un attacco di cuore perché l’obbiettivo più importante della mia esistenza durava un gioco, ridatemi quella leggerezza, voglio poter credere che se catturo tutti i 180 Pokemon divento un divo. Voglio ripoter credere a tutto e non dover pensare più a niente. Voglio proprio quell’abbraccio a cui non avevo pensato e che potrebbe riempirmi le spalle o il petto che sia.

Smettila di giudicare e vivi

puntare il dito

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Luca 6, 41-42

La gente non conosce la realtà, critica i fatti così come gli vengono mediati da un televisore. Le persone criticano le azioni di altre persone senza considerare minimamente i dolori che ciascuno si porta dentro.
Personalmente, certe volte, preferisco ignorare la realtà perché credo di non poterla mai conoscere davvero e mi limito a coltivare quel misero pezzetto di “visibile” senza disturbare mai: Ciò che non mi tocca (e né lo farà mai) può proseguire serenamente il suo corso, senza il mio intralcio.
Ipocrisia? No. Ho una vita troppo breve per concentrarmi sul gossip, sul ricordare i gol di ogni singolo giocatore di calcio, sul puntare il dito contro un immigrato senza conoscerne la sua storia, sul ricordare le capitali di ogni singola nazione… Bisogna vivere da semplici e da umili, sfruttare il progresso e la tecnologia per fare qualcosa di serio (anche per se stessi, se questo fa stare bene), essere ricordati come uomini d’onore e profonda cultura.

Mi viene d’aiuto il dizionario Treccani e la sua definizione di cultura:

L’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo.

Cultura perciò non significa semplicemente conoscere la realtà, ma saperla accettare e apprezzare.
Non molto tempo fa ho letto un libro su come comunicano le piante (Stefano Mancuso e Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale) e mi sono sentito così piccolino nell’immaginare che anche un filo d’erba apparentemente inerte possieda meccanismi così complessi da provare dei sentimenti, comunicare con i suoi simili, con gli insetti e combattere altre mille battaglie. Eppure le piante non mi hanno mai disturbato ne giudicato, neppure mentre le calpesto, anzi, vivono la loro giornata e forse mi salutano senza che io sappia ricambiare.
La verità è che siamo degli esseri stupidi e meschini, capaci solo di accatastare costrutti sociali su altri costrutti sociali e inutili parole per riempirci di ego; troppo attenti alle mode, ai tempi e poco all’anima.
Per questo il mio messaggio di oggi è: Amate la vostra famiglia, benedite l’uomo che ha inventato il pane, la pasta e le patatine fritte, studiate, vivete la vostra vita/giornata, e smettetela di giudicare.