Pensieri e parole

Come riconoscere una bufala sul web… o, almeno, come farsi due domande!

strillone notizia bufala

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

(Costituzione Italiana, Articolo 21)

La libertà di manifestazione del pensiero è un diritto su cui la giurisprudenza non smette mai di esprimersi e filosofeggiare. La libertà di manifestazione del pensiero è quella libertà che sta permettendo a me, cittadino italiano qualsiasi, di pubblicare questo post e a te di leggerlo (oltre a permetterti altre moltissime cose).

Io però opero in buona fede, quel che scrivo è frutto del mio lavoro e lo diffondo per mio unico piacere, senza scopi di lucro… ma che cosa accadrebbe se non fosse così? Cercherò di spiegarvelo in questo articolo.

Sinceramente, quel che vedo quotidianamente nel web, da laureando in “Informazione e sistemi editoriali” e da laureato in “Scienze della comunicazione”, mi provoca un prurito, una delusione e una rabbia indescrivibile! Sono largamente a favore della digitalizzazione dell’informazione ma l’impressione (ormai consolidata) è che troppi utenti del web non sanno riconoscere la verità dal falso, la notizia attendibile dalla cosiddetta “bufala”, la testata giornalistica seria dal sito di un furfante.

Proviamo a erigere una piccola lista di consigli e considerazioni per evitare di cadere nel tranello!

Errare è umano, ma rubare?

Non in tutti gli stati europei esiste l’Albo dei giornalisti. In Italia esiste e nessuno può definirsi giornalista se non è iscritto in tale albo. Un limite? Forse sì, alcuni considerano i giornalisti come persone politicamente schierate, che fanno gli interessi altrui ma, a parere mio, non bisogna dimenticare che chi dispone del titolo di giornalista, e solo per lui, esiste un codice di autodisciplina severissimo (oltre a delle leggi ad hoc!). Un giornalista barzellettiere, diversamente da quanto accade a un comune cittadino, può essere radiato dall’albo in un istante e giocarsi tutta la carriera.

Tuttavia un comune cittadino può liberamente esprimersi in un sito web che ha tutto l’aspetto di una testata di informazione online e nessuno può vietargli di farlo purché non si dia il titolo di giornalista, sta esercitando una sua libertà di manifestazione del pensiero.

Esistono realtà di siti web con forme di citizen journalism (ovvero giornalismo “dal basso”), creati da persone comuni, che hanno ben poco da invidiare a grandi testate giornalistiche registrate…ma esistono anche i ciarlatani che vendono notizie false proprio come Totò vendeva la fontana di Trevi.

 

 

I ciarlatani fanno spesso leva su opinioni diffuse, scrivono un “articolo” di qualità assai scadente, con informazioni non veritiere e guadagnano ogni vostro singolo click… propri così, non lo sapevate? Ogni volta che voi aprite un loro link loro incassano qualche soldino. Io stesso potrei aggiungere tanti bei banner pubblicitari ai miei articoli, scrivere qualsiasi cosa e per ogni visualizzazione guadagnare qualcosa… Ecco perché esistono le bufale. Ma vediamo come possiamo districarci nella giungla.

 

1. Testate giornalistiche mica per caso!

La carta stampata non è ancora una mitologia! Se una notizia apparentemente importante non è finita sulla carta inchiostrata, prima di pensare alla censura, io penserei a una bufala.

Fidiamoci di ANSA, La Repubblica, il Corriere della Sera e via dicendo, sono organi/testate nazionali non per caso, indipendentemente dal colore politico!

Quindi ecco il primo consiglio: Proprio in merito a quanto vi accennavo prima (sui doveri dei giornalisti e delle testate registrate) il più delle volte basta scorrere infondo a un sito web per scoprire una dicitura tipo questa:

Testata registrata al Tribunale di Roma il 1/1/1999 al n. 10

oppure il riferimento a un editore, a un responsabile, a un direttore, a una redazione.

In assenza di questo, il sito web che state guardando potrebbe non essere un “vero” giornale e, per questo, potrebbe non essere completamente affidabile.

 

2. Pubblicità, pubblicità ovunque e di dubbio interesse

Addominali scolpiti, sesso facile, diete miracolose, vista ai ciechi, malattie misteriose, cellulari gratis e pubblicità ovunque. Siete capitati proprio in un sito web che non mi convince, potreste già passare al consiglio 3!

pubblicità discutibili
Esempi di pubblicità dai titoli ambigui

3. I ciarlatani sono tanti ma il web è grande e Google News pure

Su Google News, una sezione di Google che raccoglie diversi siti web di notizie, potete cercare le informazioni su cui siete in dubbio e magari trovare una fonte più affidabile… o addirittura una news che dichiara proprio l’esistenza di una nuova bufala!

4. “Il Giomale” è diverso da “Il Giornale”: bufale già dal link

I produttori di bufale non sono mica stupidi! Spesso non acquistano neppure uno spazio web per pubblicare le loro news, ma sfruttano servizi di hosting gratuiti. Per esempio:

www.nomedelsito.it

è ben diverso da:

www.nomedelsito.altervista.org

Altervista è un sito bellissimo e utilissimo per chi vuole sperimentare un po’ con i codici di programmazione e mette a disposizione spazio web gratuito (e pubblico) per chiunque lo voglia utilizzare…in cambio (salvo che uno non desideri attivare dei servizi aggiuntivi) chiede di poter far comparire quel “altervista.org” nel link, nella barra degli indirizzi.

A scanso di equivoci, Altervista non vuol dire necessariamente bufala… Altervista, come tanti altri servizi di hosting gratuito, vuol dire che chi si cela dietro la pagina web non ha voluto spendere un centesimo per mettere online il suo sito web… e per un sito web “serio”… solitamente qualche euro ce lo si investe, non credete?

Qualcuno invece investe davvero e compra anche il dominio senza passare attraverso servizi di hosting gratuito e allora ecco che gioca sul nome della finta testata… così “La Repubblica” diventa “La Rebubblica”, “Il Messaggero” diventa “Il Messaggero24” o “Il Mesaggero”, “Il Giornale” diventa “Il Giomale” e via dicendo, sperando che per fretta o disattenzione l’utente resti ignaro della questione.

 

I social network: la miccia di questa tragedia

Bufala

“Metti mi piace e condividi”, “Condividi se sei incazzato”, titoli incompleti, assenza totale delle fonti, pagine false. Indipendentemente dai contenuti dell’immagine che ho qui inserito (è la prima che ho trovato!) abbiamo tutti i presupposti per pensare che quel dato (dei 4 miliardi) sia inventato. Vediamo qualche perché:

  • Ansa, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata (e non “Anza”!), non condividerebbe mai una foto con la parola “incazzato” né la parola “Vergogna” in un rosso fiammante, né lo farebbe una qualsiasi testata giornalistica che si rispetti;
  • Ansa non va a caccia di mi piace o condivisioni, non ha alcun bisogno di “chiedere” che la notizia venga diffusa, non parlerà di notizie di cui i media non parlano, non stimolerà l’odio generalizzato,  non vi dirà che la notizia va condivisa prima che venga censurata (tra l’altro non si capisce bene chi!)… gli basta pubblicare l’informazione che in pochi istanti riceverà già una marea di mi piace, commenti e visualizzazioni… senza il vostro “aiuto”!

In questo singolo caso, a titolo esemplificativo,  mi è bastato un lampo: Su Google, ho cercato “Costi migranti” ed ecco una rassegna di “La Repubblica” dove si dice “Nel 2014 per l’accoglienza l’Italia ha speso 628 milioni di euro. Nel 2015 se ne prevedono 800.“… ben diverso da 4 miliardi di euro! Quindi una bufala bella e buona servita per un vostro “Mi piace”!

In conclusione: Non accontentatevi mai del fatto che la “notizia” sia già stata condivisa da qualcuno di cui vi fidate, non basta! State attenti ve ne prego, informatevi solo da fonti autorevoli e, se detestate la carta stampata, ricordatevi delle testate nazionali online!