Traguardi e studio

Da 0 a 18/30. Perché mi sono iscritto ad un esame di Analisi Matematica 1

Così come accade che alcuni vestiti inizino a starti stretti, lo stesso può avvenire con i titoli universitari o professionali.
Nel tempo, oltre alle scienze della comunicazione, ho più o meno volutamente immagazzinato competenze ed esperienze informatiche di ogni tipo. L’assurdo è che oggi lavoro tanto sull’hardware, quanto sul software e quanto sulla comunicazione. Il problema è che ora mi trovo in un limbo: “Dottore in comunicazione, sì; bravo con le tecnologie informatiche, va bene; ma ingegnere?”. Beh ingegnere no, il titolo formale parla chiaro.
Più volte nella mia carriera universitaria e lavorativa mi è stato chiesto “Ma perchè allora non hai fatto ingegneria?” e la risposta è semplice: non era quello che mi interessava in quel momento della mia vita.

Facciamo un salto nel passato.

Per la verità lo feci il test di ingresso per le facoltà scientifiche e lo ricordo molto bene. Il test era cartaceo ed era ben avvolto da alcune istruzioni. Quando cominciò e voltai la prima pagina, questa conteneva una serie di domande matematiche e logiche (che tuttora diffido potessero misurare le mie capacità) e si presentò alla mente un pensiero fino a quel momento solo latente: “E io dovrei passare tre o più anni della mia vita nella follia della matematica?“.
Completai ugualmente il test con impegno, lo consegnai e, pochi giorni dopo, scoprii che, pur non avendolo superato, ironia della sorte, ero comunque andato meglio di alcuni compagni di classe che ingegneria intendevano farla davvero, senza se e senza ma.

La matematica, che scoglio.

Insormontabile, piena di nozioni astratte e intangibili. A 18 anno l’ho odiata in tutte le sue forme e declinazioni. Mi diplomai come geometra ma alla maturità portai una tesina su Alda Merini, dopo aver letto autonomamente buona parte della sua produzione letteraria.
Tutti in quel periodo sapevano che avrei voluto fare il DAMS, amavo far teatro, mi dilettavo nella scrittura, nel canto e  provavo a sfondare con degli imbarazzanti video su YouTube. Poi scelsi scienze della comunicazione in interfacoltà: non mi volevo legare troppo alle lettere, ero già conscio del fatto che per come sono fatto e per la velocità con cui mi appassiono e allento alle cose, quell’interesse così acceso poteva anche scemare nel giro di qualche anno.
Mai visione fu più azzeccata, in interfacoltà trovai tutto e oggi non cambierei una virgola di quel passato.

Oggi.

Oggi mi trovo nella condizione di praticare un mestiere intermedio a quello di un ingegnere informatico. Come è tipico dei multipotenziali, mi districo tra diverse competenze incluse quelle di un ingegnere informatico ma senza avere il titolo formale né tutte le competenze per praticarlo appieno. Poco male, ma c’è un problema:
1. Troppo spesso gli ingegneri peccano di lungimiranza, troppo impegnati a risolvere i task più immediati (e anche i più difficili!) perdono facilmente “la visione“;
2. Troppo spesso gli ingegneri non sanno spiegare in un linguaggio meno tecnico la praticità delle loro soluzioni;
3. Troppo spesso ho lasciato loro la completa realizzazione della parte tecnica quando con ciò che attualmente conosco avrei potuto contribuire con almeno un 50% del compito.

Dunque che fare.

Dunque ho chiesto una prevalutazione per una seconda laurea triennale in ingegneria informatica e mi è stata riconosciuta buona parte degli esami informatici per oltre un anno di carriera. Ma il tempo, le forze e anche le economie per affrontare oggi un intero percorso di questo tipo non le ho quindi ho scelto di andare per gradi. Lo scoglio più grande è rappresentato da matematica e fisica.

La mia scelta (classificata come folle).

Mi sono iscritto al singolo esame di analisi matematica I con l’obiettivo di superarlo senza troppe pretese e di smaltirlo come ho fatto per tutti gli esami.

L’inesauribile determinazione, la scoperta.

La cosa che ho scoperto è che da adulti il tempo e l’energia necessari per riprendere la matematica è molta, a 18 anni sarebbe stato molto più semplice, ma la determinazione e la consapevolezza con cui si affronta lo studio da adulti è completamente un’altra cosa, minimamente paragonabile. Gli argomenti si comprendono con più facilità e le definizioni dei libri diventano più concrete e vicine alla realtà.

L’auspicio.

L’auspicio è di passare da una conoscenza della matematica prossima allo 0 a 18/30 e di far seguire a questo esame tutti quelli necessari a intraprendere, senza troppa fretta, una seconda laurea scientifica.